La caduta dell'ultimo custode

Ho meditato per due ore di fila é stata un’esperienza molto intensa, silenziosa e vera.

Da quello spazio sono nate le parole che seguono.

La caduta dell’ultimo custode.

Quando l'io si stanca di difendersi, il Divino entra. Finché l’io combatte, la porta resta occupata, non perché il Divino non voglia entrare, ma perché non c’è spazio.

Nel Reiki tradizionale Giapponese, per quella che é la mia attuale comprensione, questo è espresso in modo molto semplice…

Non sono io che faccio un trattamento, io mi ritiro, e allora Reiki opera.

Sarà forse quello di cui parlava Sensei quando parlava di Shinpiden?

Non un atto eroico ma una resa stanca e quella stanchezza è sacra perché è l’io che finalmente dice:

“Non ce la faccio più a reggere tutto da solo.”

Ed è lì che il Divino non arriva… si rivela… Non a una nuova identità, non a un’idea più spirituale di te, a quello che eri prima di doverti proteggere. Potremmo dire: Natura di Buddha.

Rei e coscienza non sono più due. Ecco perché il Reiki autentico é davvero importante, perché, sempre per quella che é la mia comprensione, ti porta a quello che é il vero Shinpiden… Non un livello ma la fine del portiere alla porta. Il Divino non entra… a quel punto si scopre che non se n’era mai andato, per essere breve… Morte funzionale dell’operatore.

Mario Russo

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