Lo scopo ultimo del metodo Reiki

L'Assoluta Pace Interiore

Per me, il Metodo Reiki ha uno scopo ultimo: realizzare l'Anjin Ryumei 安心立命 (o Anshin Ritsumei), l'Assoluta Pace Interiore. Di questo non ho alcun dubbio.

Non mi interessa se i cosiddetti "esperti", armati di conoscenze storiografiche e verità ritenute incontestabili, vogliano confutare questa affermazione. A me non importa.

Qualcuno sostiene che "Anshin Ritsumei" sia un'invenzione di Hiroshi Doi Sensei e che Usui Sensei non ne abbia mai parlato.

E allora? Anche se fosse vero, dovremmo per questo negare il profondo potenziale del Metodo Reiki? Dovremmo ridurlo a una semplice tecnica di guarigione naturale?

Per me esiste una sola Vera Guarigione: il riconoscimento della propria Vera Natura. Tutte le altre sono temporanee, relative e limitate. Ciò non toglie importanza a ogni singolo processo di guarigione, dal più lieve al più straordinario. Ma la Vera Guarigione – la medicina spirituale che cura ogni male – è tutt'altra cosa.

La mia esperienza mi dice che il Metodo Reiki punta verso l'Assoluta Pace Interiore. Lo so per via diretta, grazie a un presentimento avuto trent'anni fa, che ho inseguito e approfondito da allora.

Se non fosse così, il Reiki sarebbe una scatola vuota, come l'involucro di un farmaco senza principio attivo. Non il Vuoto/Silenzio che è la nostra essenza, ma un vuoto di senso che spingerebbe il ricercatore sincero verso altre "terre", alla scoperta di ciò che siamo autenticamente.

Il Rei (e la sua emanazione, il Ki) corrisponde alla nostra Vera Natura, alla Realtà Ultima. Per favore, non riduciamolo a un semplice strumento per curare le malattie. Per quanto anche questo aspetto sia straordinario e meraviglioso, è solo una parte.

Parliamo poi di Tradizione. Visto che, di tanto in tanto, spunta fuori qualcuno che pretende di insegnarcela nella sua unica forma "corretta" e "incontestabile".

La Tradizione non è un reperto morto, confinato all'origine di una disciplina. La Tradizione è Viva: si sviluppa ed evolve attraverso tempi, luoghi e personalità diverse. Altrimenti sarebbe stagnante, stupidamente ferma e stantia.

Non guardate solo alla Usui Reiki Ryoho Gakkai degli anni Venti, alla sua fase iniziale. Considerate gli immensi contributi giunti dopo: da Hayashi Sensei – che arricchì il lavoro del suo Maestro – fino a insegnanti occidentali del calibro di Frans Stiene o Frank Arjava Petter.

Le forme e i metodi evolvono, come è giusto che sia. Ciò che rimane immutabile è l'essenza verso cui puntano.

Anjin Ryumei (o Anshin Ritsumei) è ciò che siamo intimamente, al di là del senso di individualità e dell'illusione dualistica.

I Gokai, i Principi del Reiki, non sono che una mappa esteriore che descrive la nostra essenza autentica. Vanno vissuti, incarnati. Non basta conoscerli e recitarli.

Il Metodo Reiki, come altre tradizioni prima di esso, è un viatico verso noi stessi, verso la nostra radice e sorgente. Cambiano le parole, i concetti, i tempi, i luoghi e le forme. Ma il messaggio è sempre lo stesso.

L'antica filosofia stoica di Epitteto e Marco Aurelio parlava di Atarassia: "totale assenza di turbamenti". Che differenza c'è, essenzialmente, tra Atarassia e Anjin Ryumei? Nessuna. Sono la stessa cosa. E' ciò che siamo, al di là di ogni sovrapposizione mentale.

Da sempre, i metodi e i sentieri cambiano, ma quando sono autentici, conducono tutti verso un unico obiettivo.

Nella mia ricerca trentennale, ho avuto molti insegnanti. Uno è Frank Arjava Petter, il cui contributo storico è stato immenso.

Secondo la sua ricerca, Mikao Usui Sensei salì sul Monte Kurama non per un semplice digiuno/meditazione, ma per lasciarsi morire – come fece il Buddha Siddharta Gautama – aspettando un'illuminazione forse possibile solo in punto di morte. E così avvenne.

A me non servono documenti storici che lo attestino. Mi interessa il messaggio, la direzione verso cui puntano questi insegnamenti.

Per me, il Metodo Reiki punta nell'unica direzione che vale la pena considerare: la nostra Vera Natura.

Tutto il resto è per lo più rumore.

Giuseppe Delang Paterniti

Section image

La foto è scattata sul Monte Kurama: 鞍馬寺